Gilgamesh

Leggendario eroe sumerico

Quinto re della I dinastia della città sumerica di Uruk, della cui esistenza storica non sappiamo quasi nulla, Gilgamesh era per due terzi dio e per un terzo uomo. Le sue gesta ispirarono numerosi poemi. È il protagonista di un’epopea babilonese e assira e anche qui su storie dell’antico diluvio

Pizza Sciavata

Vorrei raccontare di una ricetta a me tanto cara il suo luogo di origine è proprio a  Camporeale, in provincia di Palermo, si colloca tra lo sfincione e la pizza una preparazione davvero particolare e gustosa: la sciavata, un piatto povero ma molto saporito e legato a ingredienti tipici del territorio. La Sciavata è un piatto povero che nasce nel mondo contadino, preparato dalle donne e offerto agli uomini di casa come alternativa gustosa al pane.  L’impasto della sciavata è lo stesso del pane, anche se durante la preparazione risulta leggermente più liquido. Si presenta come una focaccia, molto bassa dal cornicione alto e soffice, con una fragrante crosta croccante; il tutto condito con acciughe, cacio cavallo e cipolla.

Ingredienti

500 g difarina di grano duro

500 gdi farina di grano tenero

20 g di lievito di birra

20 g di sale e acqua q.b.

sarde salate 

pomodori pelati

caciocavallo

cipolla

mollica di pane secco

origano e olio extravergine d’oliva

Preparazione

Unire i due tipi di farina formando un cratere, sciogliere il lievito nell’acqua e aggiungere il sale. Impastare fino ad ottenere un composto omogeneo, poi lasciarlo lievitare per due ore. Alla fine di questo processo creare 5 pagnotte da lasciare lievitare poi per altre due ore su un piano infarinato. Trascorso il tempo necessario, stenderle e condirle con acciughe, pomodoro pelato grossolanamente macinato manualmente ma non passato, il formaggio, la cipolla ridotta a filamenti, la mollica e un filo d’olio extravergine d’oliva. Cucinare in forno a 280° per circa 5 minuti

Vorrei suggerire per questa grande pizza una qualità di vino, che è tipico del paese di Camporeale si chiama per l’appunto: Catarratto è un tipo IGP delle terre Siciliane e di agricoltura biologica.

Il Catarratto è il vitigno più antico che meglio rappresenta questo territorio. Da sempre si coltiva nel territorio di Camporeale, e in passato era molto raro trovarlo al di fuori del paese. Oggi tutti gli agricoltori lo coltivano proprio per il legame profondo che si è creato negli anni con il territorio e facilmente lo si può acquistare.

Fori imperiali



I Fori Imperiali erano il centro della vita cittadina e personaggi molto importanti si riunivano qui per discutere di economia o manifestare le loro convinzioni politiche. C’era spazio anche per altre destinazioni come il culto religioso, l’amministrazione, l’istruzione, le biblioteche e anche le attività commerciali. Qui sono state celebrate le imprese degli imperatori dando loro sia notorietà che immortalità.

I Fori Imperiali, da non confondere con il più vecchio Foro Romano, sono una serie di piazze circondate da splendidi edifici costruiti tra il 46 a.C. e il 113 d.C. Diversi imperatori hanno poi aggiunto il loro Forum anche per porsi al centro dell’attenzione in una luce più favorevole e poter sperperare liberamente denaro in progetti pubblici.

FORO DI CESARE
Il primo dei Fori Imperiali è stato effettivamente costruito come un’estensione del Foro Romano per ampliare il centro politico, amministrativo e religioso di Roma. Per le celebrazioni del suo trionfo, Cesare volle corredare il Forum di una grande piazza intitolata a suo nome. I lavori furono avviati il 51-48 a.C. dopo la vittoria della battaglia di Farsalo, che sanciva la fine della guerra civile. Con il fine di confermare lo strapotere di Cesare, il Forum conteneva anche un tempio dedicato alla dea Venere, questo perché la famiglia di Cesare si riteneva fosse direttamente discendente dalla Dea. Davanti al tempio è stata collocata una statua di Cesare a cavallo.

https://www.archeoroma.it/siti/fori-imperiali/#:~:text=I%20Fori%20Imperiali%20erano%20il,e%20anche%20le%20attivit%C3%A0%20commerciali.

Ovviamente c’è molto di cui parlare ma, se posso dare un mio consiglio è sopratutto di indossare abbigliamenti comodi scarpe da ginnastica e cappellini, e sopratutto portarvi con voi qualche bottiglia di acqua specialmente, nei periodi estivi anche se è vero che ci sono lungo il cammino sono presenti le classiche fontanelle romane soprannominate Nasoni.

Anche per quanto riguarda i biglietti da prendere, è sempre meglio consultare il sito on line del parco archeologico del colosseo e prenotare con largo anticipo senza necessariamente fare file. Oppure andare direttamente alle biglietterie presenti sul posto.
https://colosseo.it/

Inoltre vi volevo consigliare che si possono visitare questi luoghi, il Colosseo e i Fori Imperiali, in modo gratuito tutte le prime domeniche del mese!

Romolo e Remo

Quando Amulio seppe della nascita di Romolo e Remo, ordinò che si applicasse la pena prevista dalla legge per le vestali colpevoli di aver violato i loro obblighi: Rea Silvia e i suoi due figli avrebbero dovuto essere gettati nel Tevere.

Esisteva però una persona per la quale Amulio provava grande affetto: la figlia Anto, era molto legata alla cugina Rea Silvia, e tanto supplicò il padre che lo convinse a non mandarla a morte.

Per i due gemelli invece il crudele Amulio non volle sentire ragioni e ordinò che fossero abbandonati alla corrente del Tevere.

Romolo e Remo (o, secondo alcuni autori antichi, Romo) sono, nella tradizione mitologia romana, due gemelli, uno dei quali, Romolo, fu il fondatore  della città di Roma e suo primo re. La data di fondazione è indicata per tradizione al 21 aprile 753 a.C. (detto anche Natale di Roma e giorno delle Palilie). Secondo la leggenda, erano figli di Rea Silvia (Rhea Silvia), discendente di enea, e di Marte.

Esistono innumerevoli versioni della leggenda di Romolo e Remo e della fondazione di Roma.

Tuttavia, sul colle del Palatino, durante alcuni lavori esplorativi, nel 2007 sarebbe stato ritrovato il lupercale: questo santuario, dove i Romani veneravano il Dio Luperco (Faunus lupercus), è collegato al racconto dell’allattamento di Romolo e Remo da parte della leggendaria lupa.

Romolo e Remo

Numitore, essendo più vecchio di Amulio, aveva ricevuto in eredità l’antico regno della dinastia Silvia. Ma il fratello usurpò il trono, arrivando anche a commettere delitti:

«Ma la violenza prevalse sulla volontà del padre e sul rispetto dovuto all’età maggiore: Amulio caccia il fratello e s’impossessa del regno.

 Aggiunge poi delitto a delitto: spegne la discendenza maschile del fratello »

Costrinse, infine, l’unica figlia femmina del fratello, Rea SIlvia, a diventare vestale e a fare quindi voto di castità, togliendole la speranza di diventare madre.Tuttavia il dio Marte s’invaghì della fanciulla si addormento insieme a lei in un bosco sacro, dove era andata ad attingere acqua. Da quel rapporto nacquero i gemelli Romolo e Remo.

Per ordine dello zio, Rea Silvia fu seppellita viva, come prevedeva la legge per le vestali che non rispettavano il voto di castità. Il re Amulio, in seguito, affidò i bambini a due schiavi con l’ordine di metterli in una cesta, portarli nella parte più alta del fiume, e affidarli alla corrente.  Quando le acque del fiume si ritirarono, la cesta rimase all’asciutto ai piedi di un albero di fico. Una lupa, scesa dai monti al fiume per abbeverarsi, fu attirata dai vagiti dei due bambini, li raggiunse e si mise ad allattarli.

 Vuole la tradizione che anche un picchio portò loro del cibo (entrambi gli animali sono sacri ad Ares).

In seguito furono trovati da un pastore di nome Faustolo (porcaro di Amulio), il quale insieme alla moglie Acca Larenzia decide di crescerli come suoi figli. Esiste una supposizione sulla figura di Acca Larenzia.

 I Greci, anche se vinti e conquistati dai Romani, considerarono questi sempre dei rozzi barbari non all’altezza della loro raffinata civiltà e per loro la verità era che Romolo e Remo erano stati non raccolti ma figli di una prostituta, la quale, appena nati, li aveva esposti e abbandonati, e a raccoglierli e ad allevarli era stata non la leggendaria lupa ma una donna comune; tanto leggiamo infatti per esempio nella Suida, dizionario in lingua greca scritto nel X secolo d.C.

I bambini crebbero inizialmente nella capanna di Faustolo e Larenzia, situata sulla sommità del Palatino, nella zona del colle chiamata “Germalo” (o “Cermalo”).

Si racconta che i due fratelli, un giorno furono assaliti dai banditi, i quali volevano vendicarsi dei bottini più volte perduti. Romolo si difese energicamente, ma Remo fu catturato e condotto di fronte al re Amulio, con l’accusa di furto e di aver compiuto numerose scorribande nelle terre di Numitore. Per questi motivi fu consegnato a quest’ultimo.

«Per caso anche a Numitore, quando tenendo Remo in prigione aveva appreso che erano due gemelli, dopo aver riflettuto sull’età e sull’indole stessa dei giovani, poco conveniente a gente di condizione servile, si era affacciato nell’animo il pensiero dei nipoti, e indagando a fondo era giunto allo stesso risultato di Faustolo, alla certezza quasi assoluta che quello fosse Remo.»

Nel frattempo, Faustolo aveva raccontato a Romolo delle loro origini e del sangue reale. Romolo radunò, pertanto, un gruppo consistente di compagni e si diresse da Amulio, raggiunto da Remo, che era stato liberato dallo stesso Numitore. Amulio venne ucciso e Numitore ritornò re di Alba Longa

Morte di Remo e fondazione di Roma

Ottenuto dal nonno Numitore il permesso, Romolo e Remo lasciarono Alba Longa e si recarono sulla riva del Tevere per fondare una nuova città nei luoghi dove erano cresciuti.

«Poiché erano gemelli e non vi era il diritto dell’età che potesse stabilire una distinzione, affinché gli dèi protettori di quei luoghi per mezzo di segni augurali scegliessero chi doveva dare il nome alla nuova città, e una volta fondata tenerne il governo, occuparono Romolo il Palatino e Remo l’Aventino come sede per l’osservazione degli auspici. Si dice che a Remo per primo si sia presentato l’augurio, sei avvoltoi; e quando questo già era stato annunciato essendo apparso a Romolo un numero doppio, l’uno e l’altro furono acclamati come re dai loro seguaci: gli uni reclamavano il regno in base alla priorità dell’augurio, gli altri in base al numero degli uccelli. Scoppiata quindi una rissa, nel calore dell’ira si volsero al sangue, e colpito in mezzo alla folla Remo cadde. Remo abbia varcato d’un salto le recenti mura, e sia poi stato ucciso da Romolo irato, il quale avrebbe aggiunto queste parole di monito: «Questa sorte avrà chiunque altro oltrepasserà le mie mura». Così Romolo rimase solo padrone del potere, e la nuova città prese il nome del fondatore.»

Il Destino di Rea Silvia

Mi sembra doveroso iniziare a parlare delle leggende dai genitori di Romolo e Remo i futuri fondatori della città di Roma. Naturalmente la leggenda non poteva accontentarsi di due personaggi qualunque, doveva invece attribuire loro caratteristiche eccezionali, addirittura soprannaturali; le circostanze stesse in cui avvenne la loro nascita dovevano avere qualcosa di straordinario.

Inoltre, due fratellini destinati a compiere una così grande missione non potevano certo nascere da genitori comuni. E’ infatti, la madre e il padre di Romolo e Remo erano personaggi davvero speciali.

Rea Silvia era la figlia di Numitore, discendente di Enea e re di Alba Longa, Il fratello minore di Numitore, Amulio, usurpò il trono, uccise i figli maschi del fratello e costrinse Rea Silvia a diventare una sacerdotessa della dea Vesta, per impedirle di avere una discendenza, dato che le vestali avevano l’obbligo della castità per trent’anni.

Per una versione il dio Marte si invaghì della ragazza e la sedusse in un bosco. Livio invece riporta che Rea Silvia venne stuprata e che, per rendere meno turpe il fatto, ne dichiarò la responsabilità del dio.

Per altri l’autore della violenza fu un giovane pretendente, lo stesso Amulio per altri ancora.

Quando lo zio seppe della nascita dei due gemelli di Rea la fece gettare nel Tevere, ma ella si salvò sposando il dio del fiume. Per un’altra versione invece la fece incarcerare su richiesta della sua unica figlia, cresciuta insieme a Rea, e ordinò a una serva di uccidere Romolo e Remo.  La serva, tuttavia, ne ebbe pietà, li mise in una cesta e li affidò alle acque del Tevere. 

Storia della fiaba

Inizio i miei racconti con la frase “Nella notte dei tempi” e credo che tutti almeno una volta nella vita abbiamo ascoltato o letto una fiaba. Chi più chi meno, sappiamo darne una definizione elementare: la fiaba è un racconto, più precisamente, un racconto di avventure, in cui predomina il fantastico, sia negli episodi, sia nei personaggi, e che ha di solito come protagonista un essere umano (l’eroe o l’eroina) nelle cui vicende intervengono spiriti benefici o malefici demoni, streghe fate maghi folletti orchi, ed eccetera. Le origini della fiaba si perdono nella notte dei tempi. Si potrebbe anche dire che l’uomo, da quando esiste, racconta fiabe, come se narrarle fosse per lui, più che un divertimento, addirittura una necessità. Si può dire anche che qui ci sta il viaggio dell’eroe, che narrerò nei prossimi post.